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Tra fuel poverty e Comunità Energetiche Rinnovabili


Cos’è la povertà energetica?


Che cosa deve intendersi oggi per povertà energetica e perché si parla di povertà energetica e non semplicemente di povertà?

Esiste una povertà energetica diversa dalle altre povertà?

In Europa non esiste una nozione condivisa e consolidata di fuel poverty.

La fuel poverty è identificata come una condizione di difficoltà delle famiglie di accedere all’uso delle fonti di energia, utilizzate per le esigenze quotidiane. Le esigenze quotidiane essenziali richiedono la disponibilità di energia, basti pensare banalmente alla ricarica del nostro smartphone o del pc o della piastra a induzione elettrica per cucinare.

Di conseguenza è naturale che anche l’accesso all’energia venga ricondotto ad alcuni diritti basilari che identificano il diritto alla dignità personale. Secondo un documento della Commissione UE “la povertà energetica incide negativamente sulle condizioni di vita e di salute delle persone. Le cause sono molte, principalmente una combinazione di basso reddito, abitazioni inadeguate e un sistema di occupazione degli alloggi che non riesce a promuovere l’efficienza energetica…”.

Tuttavia, il termine “povertà energetica” compare nel 2009, con il Terzo Pacchetto Energia, nel quale si affermava che “…la povertà energetica costituisce un problema crescente nella Comunità: gli Stati Membri interessati dal problema che ancora non lo hanno fatto dovrebbero quindi sviluppare piani di azione nazionale o altri quadri adeguati, per affrontare la povertà energetica con l’obiettivo di ridurre il numero di persone colpite da tale problema. In ogni caso gli Stati Membri dovrebbero garantire il necessario approvvigionamento energetico per i consumatori vulnerabili.

A tal fine si potrebbe ricorrere ad un approccio integrato, ad esempio nel quadro della politica sociale, e le relative misure potrebbero comprendere politiche sociali o miglioramenti dell’efficienza energetica per le abitazioni”.

In questo contesto, ad ogni Stato è demandata la definizione di cliente vulnerabile: questa definizione si riferisce sia alla povertà energetica che, tra l’altro, al divieto di interruzione della fornitura di energia e gas a certi clienti in certi periodi critici.

La nozione di cliente vulnerabile non identifica quindi una categoria sociale ma corrisponde a situazioni diverse, alcune identificate in una logica di ordine tecnico.

Nella Decisione UE 2022/589 della Commissione del 6 aprile 2022 che stabilisce la composizione e le disposizioni operative per l’istituzione del gruppo di coordinamento della Commissione per la povertà energetica e i consumatori vulnerabili, si fa cenno all’accesso ai servizi energetici che deve essere imprescindibile ai fini dell’inclusione sociale.

È pur vero che non vi sono ad oggi definizioni univoche di povertà energetica e di consumatori vulnerabili.

Il quadro italiano: il DDL Concorrenza – la piena liberalizzazione e il bonus sociale


Nell’ordinamento italiano manca ancora una definizione di fuel poverty ma esiste una definizione di cliente vulnerabile.

In questo quadro risalta l’adozione di misure c.d. miste, che comportano l’associazione di interventi diretti a favorire una maggiore efficienza e trasparenza e di interventi con una forte connotazione sociale.

Tra i primi vi sono le iniziative per assicurare la comparabilità delle offerte attraverso un Portale su cui gli operatori pubblicano le proprie offerte del mercato libero, accompagnate da obblighi informativi stringenti.

Tra i secondi vi è la riforma del bonus sociale che ha visto soprattutto negli ultimi anni una trasformazione dinamica in relazione al contesto storico, economico e sociale, attuale.

Il tema va dunque collocato nella dimensione più ampia del disagio economico che va contrastato ed affrontato con sistemi di welfare e fiscalità generale.

Redistribuzione economica e sociale delle risorse con le Comunità Energetiche Rinnovabili


Le Comunità energetiche rinnovabili sono iniziative “socio-tecniche” di transizione energetica a livello locale, finalizzate al coinvolgimento di diversi attori e organizzazioni in progetti di comunità dell’energia.

La diffusione di questi modelli di gestione e/o proprietà collettiva può cambiare in base alle risorse economiche a disposizione delle entità richiedenti.

Aspetto di fondamentale importanza sarà quindi la formalizzazione della governance locale delle iniziative.

Lo sviluppo delle imprese di comunità nel settore energetico non è recente, risale infatti ai primi del Novecento, quando vennero sviluppate nell’area alpina alcune esperienze storiche di cooperazione.

Oltre alla legislazione nazionale, l’istituzionalizzazione di Comunità energetiche rinnovabili nel contesto italiano ha generato lo sviluppo di numerose leggi di iniziativa regionale, con l’obiettivo di promuovere localmente lo sviluppo di CER più in linea con le peculiarità del territorio.

Tra le altre, la Rete delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali “CERS”, parte da contesti con forti criticità, sia ambientali che socioeconomiche, e nelle aree a forte disagio insediativo, per costruire processi di partecipazione e innovazione sociale capaci di innescare un profondo cambiamento dei territori.

A questo proposito, la partecipazione del Terzo settore alla costituzione delle comunità energetiche merita un approfondimento da parte degli attori coinvolti.

Per concludere, a prescindere dalla forma organizzativa che si vorrà sviluppare con le CER è bene ricordare i vantaggi di questo sviluppo che riguardano soprattutto gli aspetti di consolidamento della comunità, prima ancora dei possibili risparmi in bolletta.

La partecipazione a una CER implica un interesse personale in termini di sostenibilità ambientale.